Contaminazioni sonore
Mancano ancora poche puntate alla conclusione della prima edizione di "Delitti Rock". Abbiamo intervistato Ezio Guaitamacchi sul successo del programma e sul futuro della musica in tv.
Vi ho parlato più volte di "Delitti Rock", il programma di Ezio Guaitamacchi, condotto da Massimo Ghini su Rai Due, che racconta con un format avvincente gialli e misteri della storia della musica.
La trasmissione ha riscosso un vero e proprio successo inaspettato di pubblico, che fa ben sperare per il futuro. Ne ho parlato proprio con Ezio, che ho raggiunto via mail qualche giorno fa.
Come ti spieghi il successo di pubblico che ha ottenuto "Delitti Rock"?
La storia del rock è talmente straordinaria che neppure il miglior sceneggiatore hollywoodiano sarebbe stato in grado di scriverne una migliore. E se le vite di alcune star leggendarie sono dense di episodi da film le loro morti, spesso ancora oggi avvolte nel mistero, continuano ad emanare uno strano fascino. Da una parte noi appassionati non le accettiamo (vorremmo i nostri miti sempre vivi, belli e giovani), dall'altra hanno proiettato questi personaggi direttamente dalla cronaca alla storia, o meglio al mito. Basti pensare a Jim Morrison: per sempre ce lo ricorderemo giovane, tenebroso e sexy. Senza dimenticare la loro arte suprema: una colonna sonora che ha scandito la vita di più generazioni. Insomma, credo che il mix tra leggenda, mistero e musiche evocative abbia creato il giusto mix per appassionare il pubblico.
Vi hanno spostato il giorno di messa in onda, come mai?
E' stata una decisione della Rai, non so darti una risposta precisa. Credo, per loro esigenze di palinsesto, essendo stato cancellato Star Academy al giovedì sera.
Quali erano le tue aspettative prima della messa in onda, si sono realizzate?
Sono molto, molto soddisfatto. Grazie alla mia produzione (3Zero2) è stato fatto un grande lavoro: oltre 50 interviste a testimoni (tutte in esclusiva) realizzate in tutto il mondo più una ventina di miei stand up sulle 'scene del crimine', nei cimiteri e nei luoghi più significativi delle ultime ore di vita dei protagonisti delle nostre puntate. Abbiamo raccontato storie molto coinvolgenti trovando anche altre ipotesi (plausibili) alle 'verità' emerse dalle inchieste ufficiali. Televisivamente, credo, abbiamo realizzato un prodotto di qualità: la regia e il contributo creativo di Rinaldo Gaspari e di tutto lo staff del centro di produzione Rai di Milano è stato decisivo. Il programma ha un impatto e un fascino che io non mi sarei mai immaginato. Ne vado orgogliosissimo.
Qual è stato il servizio che ti è piaciuto di più realizzare?
Mi sono emozionato quando ho fatto gli stand up di fronte alla casa in cui è stato trovato morto Jimi Hendrix a Londra o quando sono stato all'interno della Cotchford Farm, nel Sussex, la casa di campagna nella cui piscina è stato trovato il cadavere di Brian Jones. Sono orgoglioso di aver intervistato Anna Wohlin (all'epoca fidanzata di Brian Jones, unica persona vivente presente la sera in cui è morto): l'abbiamo scovata in un paesino nei pressi di Stoccolma e l'abbiamo fatta venire in Italia per l'intervista. E' stata una grande esperienza parlare con Bill Siddons, negli anni 70, manager dei Doors: l'unico dell'entoruage del gruppo a recarsi a Parigi per i funerali di Jim Morrison. Mi sono commosso al ricordo che Renzo Arbore ha fatto di Luigi Tenco (era a Sanremo proprio poche ore prima della tragica fine del cantautore), mi sono divertito ad ascoltare i racconti di Country Joe McDonald (l'unico amore maschio di Janis Joplin) e di Sam Andrew (chitarrista di Janis e suo grande amico): quest'ultimo mi ha fatto persino suonare la chitarra Gibson Hummingbird con cui Janis ha inciso "Me & Bobby McGee".
C'è qualche storia invece che ti è piaciuto raccontare, che però non è stata inserita nella scaletta delle puntate?
Nel corso delle interviste (che duravano mediamente 45 minuti l'una) mi sono state raccontate storie fantastiche che (per motivi di copione) non ho inserito nelle puntate. Dalle doti artistiche di Kurt Cobain al carattere esuberante di Janis Joplin, dal coté politico di Luigi Tenco alle passioni musicali di Amy Winehouse, dal talento di Elvis al lato romantico di Jim Morrison. Con il materiale che ho, potrei farci un'altra serie.
Sei soddisfatto del lavoro che sta facendo Massimo Ghini come conduttore?
Certamente. Per lui non è stato facile. Lui più che conduttore è un narratore o 'storyteller', come dicono gli americani. Lui racconta le storie che ho scritto e lo ha fatto in modo dinamico (perché lo è di carattere e perché è stata una sua scelta condivisa da tutti noi). Il risultato è che il suo racconto risulta avvincente e convincente. E' riuscito a superare anche la prevenzione e la severità dei 'rockettari' duri e puri. E non era facile farlo.
(me ad esempio...eheheh ndr)
Con l'avvento del digitale terreste hanno avuto molto successo, per gli appassionati di musica, canali come Rai 5 che propongono documentari e speciali tematici. "Delitti Rock" invece sta avendo un buonissimo successo sulla tv per così dire 'generalista'. Al di là delle reti che in qualche modo già si occupano di musica è possibile ipotizzare per il futuro il ritorno di un certo tipo di trasmissioni musicali che vadano al di là dei talent?
Magari. La soddisfazione di vedere in onda il mio programma è anche questa. Ho ricevuto migliaia di email di complimenti e di speranza proprio su quello che tu stai auspicando. E' ora che il rock e la musica in generale tornino ad essere una cosa seria. Perché possono essere un'arte sublime (quando fatta da personaggi straordinari come quelli raccontati nei miei Delitti Rock), una passione travolgente (per persone di ogni età e ceto sociale) o più semplicemente una chiave a una vita più significativa. Una volta Lou Reed disse che il rock gli aveva salvato la vita. A me non l'ha salvata ma mi ha certamente aiutato a vivere meglio.
Molto bella.
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alle 10:58
michael verhoven
.. dall'idea (cercarsi qualche testimonial che non crede alle versioni ufficiali ma è ovviamente interessato a farsi un po' di PR per il suo ultimo libro) fino alla realizzazione, la trasmissione é RIDICOLO in ogni aspetto. filmati d'archivio che cronologicamente non corrispondono al momento di cui si parla, ripetuti all'infinito, con l'audio / canto terribilmente fuori sync, scenografia penosa (nemmeno Alice Cooper o Marylin Manson avrebbero mai pensato di portare un pianoforte incatenato sul palco), Enrico Ruggeri che impersonalizza Johnny Rotten (e se i Sex Pistols avessero mai suonato come la band di R, li avrebbero certamente presi a calci), citazione dei nomi in inglese da ignorantoni (Big Brother Holding Co. pronunciato non come co. per company ma proprio CO), ma soprattutto il penoso Ghini! un personaggio che ha preso un po' da Celentano e un po' da Fiorello (purtroppo) ce non si risparmia né con dei commenti amicanti (“Monika Danneman, la fidanzatina di Hendrix" o, peggio: "Hey, ragazzi, ma questa é una dose da cavalli!") (commento che peraltro, pericolosamente sminuzza la tragicità del gesto) né con delle finte recitazioni teatrali, né con il suo costume (foulard paisley nella trasmissione sulla Joplin, chiodo quando fa il Sid Vicious della situazione (chiamandolo ostinatamente viDcious). il culime: Ghini sdraiato sul pavimento dello studio quando parla delle orge degli Stones, Ghini incatenato al pianoforte per ricordare i Pistols). una trasmissione talmente ridicola che , tra gli intenditori, é già diventata un vero cult delle risate!